La favola di “Groppello e Giustina”
C’era una volta, in una splendida valle baciata dal sole, un principe tanto coraggioso quanto puro di cuore: il suo nome era Groppello.
Groppello sapeva quanto fosse fortunato a governare un regno bello e rigoglioso in cui la terra era generosa e la gente di animo nobile.
Il Principe amava moltissimo il suo popolo, al quale non faceva mancare mai nulla. Se una tempesta distruggeva il raccolto, Groppello sfamava i suoi sudditi aprendo loro i suoi magazzini; se ad un contadino moriva il solo bue o asino che gli era necessario per lavorare la terra, Groppello rimediava regalando al malcapitato un animale da soma; se dei fanciulli rimanevano orfani Groppello trovava loro l’amore di una nuova famiglia.
Per questo il Principe era ben voluto ed amato da tutti. Il solo a non provare questi sentimenti per Groppello era il cugino Applinio.
Nonostante fosse anch’egli intelligente e di bell’aspetto, Applinio era invidioso del cugino che, sin da bambino, aveva sempre avuto il dono di conquistare nel profondo il cuore delle persone con la sua lealtà ed innocenza.
Un giorno, mentre passeggiava solo in un vignale, Applinio udì le grida d’aiuto di una fanciulla. La giovane era caduta in un dirupo lì vicino e Applinio corse in suo soccorso. Solo quando l’ebbe tratta in salvo si rese conto di quanto fosse bella. I suoi capelli erano come fili d’oro, i suoi occhi intensi come il cielo d’autunno e le labbra come un bocciolo di rosa; il suo nome era Giustina. Dinnanzi a tanta bellezza e dolcezza Applinio per la prima volta sentì un sussulto al cuore. Si era innamorato.
Senza mai toglierle gli occhi di dosso e senza riuscire a proferire parola, Applinio decise di condurre la fanciulla al castello perché trovasse un po’ di ristoro. Non appena giunsero a palazzo vennero accolti da Groppello e dalla sua corte. Appena gli occhi del principe incontrarono quelli di Giustina tra i due scoccò l’amore. La fanciulla aveva sentito narrare della generosità di Groppello, principe dal cuore puro, e non poté che ricambiare il suo amore, amore che invece non era riuscita a provare per Applinio, nonostante questi l’avesse salvata.
Resosi conto che Groppello gli stava portando via la felicità, Applinio perse la ragione. Si rinchiuse in una delle torri più alte del castello dove iniziò a meditare la sua rivincita. Solo dopo una settimana, grazie alle sue conoscenze di stregoneria, riuscì ad ottenere ciò che voleva: una pozione che avrebbe gettato un terribile incantesimo su Groppello e Giustina.
Proprio nel giorno magico in cui i due avevano deciso di celebrare il loro matrimonio, Applinio, approfittando della confusione per i grandi festeggiamenti, riuscì a versare la pozione nel vino con cui Groppello e Giustina avrebbero brindato al loro amore.
Finita la festa, i due si ritirarono nella stanza nuziale e caddero in un sonno profondo. La mattina seguente, quando i servitori andarono a svegliarli non trovarono nessuno. Era come se fossero spariti nel nulla. Pensando fossero stati rapiti, i soldati, aiutati anche dalla gente comune, li cercarono ovunque. Fu durante le ricerche che si scoprì che, quella stessa notte, una parte del fondovalle era stata occupata da un profondo lago sulle rive del quale la vegetazione originaria era scomparsa per lasciare il posto ad una singola vite di varietà sconosciuta.
Dopo settimane di ricerche senza aver trovato nemmeno un indizio, i sudditi decisero che era giunto il momento di incoronare Applinio principe, ridando così un sovrano alla valle.
Durante la sua lunga reggenza Applinio seppe mostrarsi all’altezza del cugino facendo conoscere al Regno un momento di grande prosperità economica. Ogni giorno, prima del tramonto i sudditi potevano vederlo passeggiare sulle sponde di quel lago misterioso dove, col passare del tempo, da quella sola vite era nato un vigneto bello e rigoglioso. Ma a differenza di quanto si credesse il principe non si recava in quel luogo per meditare, ma per ricordare ciò che aveva fatto al cugino ed alla sua amata. Accecato dall’invidia aveva trasformato Giustina in lago e Groppello in vite, una vite, che come il principe Groppello, aveva immediatamente conquistato il popolo.
In questo modo Applinio aveva si concesso a Groppello e Giustina di stare per sempre l’uno accanto all’altra, ma senza avere mai la possibilità di toccarsi. Insomma, li aveva condannati ad un amore impossibile come quello tra sole e luna.
Ancora oggi i più romantici credono che solo dalle uve Groppello coltivate sulle sponde del lago di Santa Giustina, e quindi nutrite dalla vista di quell’amore perduto, si possa ottenere un vino di grande finezza ed incomparabile qualità.
autore: Anna Perini
La Favola vuole essere metafora della storia del Groppello di Revò, un vino che, come il Principe Groppello, ha conosciuto un momento di grande fama e splendore per poi essere quasi dimenticato e messo in disparte dall'avvento della più redditizia
coltivazione della mela.
L'amore sbocciato tra il Principe Groppello e la bella Giustina è invece metafora del legame indissolubile esistente tra il vitigno Groppello di Revò e il lago artificiale di S. Giustina, sulle cui sponde soleggiate cresce rigoglioso.
